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È on line il numero 102 della rivista scientifica del MUSE, Studi Trentini di Scienze Naturali, interamente dedicato ai monitoraggi Rete Natura 2000 della fauna vertebrata della Provincia di Trento. La pubblicazione del numero monografico nasce dal desiderio di offrire una visione complessiva del lavoro svolto e dell’impegno profuso nel corso dell’ultimo decennio, con lo scopo di migliorare lo stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario, e di promuovere una gestione sostenibile degli ambienti seminaturali, agropastorali e forestali per una armoniosa convivenza tra uomo e natura.

I monitoraggi interessano le specie “a priorità di conservazione” identificate dall’Azione A2 del Progetto europeo LIFE11/NAT/IT/000187 “TEN” – Trentino Ecological Network (www.lifeten.tn.it/), realizzato tra il 2013 e il 2017 dal Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette della PAT in partnership con il Muse, che ha dato il via all’articolato programma di monitoraggi definito dall’Azione A5. Le indagini condotte hanno promosso la realizzazione di numerosi studi in stretta collaborazione con Istituti di ricerca, indirizzati all’approfondimento delle conoscenze sulla biologia e l’ecologia delle specie e alla definizione delle migliori strategie di conservazione degli ambienti e delle popolazioni indagate, permettendo di condividere le esperienze e i risultati ottenuti anche in ambito internazionale. Particolare riconoscenza va alle volontarie e ai volontari esperti che da anni affiancano il personale impegnato nelle attività di monitoraggio e di ricerca offrendo il loro prezioso contributo alla conservazione della biodiversità.

Il personale MUSE impegnato nelle attività di campo, con il supporto dei volontari e delle volontarie dell’Ufficio Ricerca.

A completamento del post pubblicato il 17 febbraio scorso, riguardante lo studio condotto dal MUSE con la collaborazione del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino sul fringuello alpino, riportiamo di seguito una comunicazione del gruppo Dolomiti BW con alcune indicazioni utili per l’invio di eventuali segnalazioni riguardanti fringuelli alpini inanellati:

“Durante il mese scorso, presso il rifugio Capanna Cervino (Passo Rolle), sono infatti stati inanellati i primi venti fringuelli alpini, ai quali speriamo possano presto aggiungersene di nuovi nelle prossime settimane. Ogni soggetto è dotato di un anello metallico alla zampa destra e di un anello colorato alla zampa sinistra. L’anello colorato è bianco con scritta rossa. La scritta è composta da 3 lettere maiuscole e va letto dall’alto verso il basso (dal corpo verso le dita; Fig.1).

Figura 1 – Esempio di marcatura dei fringuelli alpini inanellati a Capanna Cervino. Ph. Chiara Bettega

Fondamentale ora raccogliere riletture utili a descriverne gli spostamenti. Uno degli obiettivi della ricerca riguarda infatti proprio la raccolta di informazioni relative alla mobilità e agli spostamenti dei fringuelli alpini sulle Alpi. In questo senso gli appassionati (e non solo) possono fornire un contributo importante attraverso le loro osservazioni.

Chiediamo quindi a tutti i birder, “alpini” e non, e agli escursionisti di prestare particolare attenzione ai fringuelli alpini osservati e verificare l’eventuale presenza di anelli. In tal caso, se possibile, vanno scattate più foto (una ambientata, a riprendere tutto lo stormo e l’ambiente, e via via altre foto, con il soggetto inanellato, sino al dettaglio dell’anello colorato). L’obiettivo, se possibile, è leggere la scritta dell’anello colorato specificando colore dell’anello e colore della scritta. Nel caso non fosse possibile fotografarli chiediamo di provare a leggere l’anello.

Tenete presente che altre nazioni stanno inanellando fringuelli alpini sulle Alpi e sui Pirenei/Cantabrici, utilizzando anelli di diversi colori: Svizzera: anello rosso con scritta bianca; Spagna: anello blu con scritta bianca;
Italia (Appennini con Eliseo Strinella): anello bianco con scritta nera.

Come da protocollo, tutte le riletture vanno comunicate ad ISPRA (recoveries@isprambiente.it). Al fine di semplificare tale procedura ed alleviare il lavoro dei rilevatori, tutte le foto e le riletture vanno inviate a Chiara Bettega (chiara.bettega@gmail.com).

Nei rilievi Importante indicare sempre data, ora, rilevatori, località georeferenziata, numero totale di fringuelli alpini osservati, numero di fringuelli con anelli, numero di fringuelli di cui è stata effettuata la rilettura.

Grazie 1000 a tutti per la preziosa collaborazione e – naturalmente – Buon Bw!!!”

La neve si è fatta a lungo attendere in questo inverno incredibilmente secco, dopo che la stagione 2020-2021 ci aveva eccezionalmente colpito con abbondanti nevicate. Dopo oltre 40 giorni senza perturbazioni degne di nota, le montagne mostravano ormai abbondantemente la vegetazione ingiallita e un terreno sempre più arido. Una situazione allarmante che tocca nel profondo tanto gli ecosistemi naturali quanto le economie di montagna, entrambi legati in maniera molto diversa al bianco manto. Quanto al nostro progetto di inanellamento invernale del fringuello alpino a Passo Rolle, nel Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino, l’assenza di perturbazioni e la scarsa copertura nevosa presagivano una stagione con un bel, si fa per dire, “zero”: nonostante varie osservazioni interessanti compresa la segnalazione, da parte del personale del Parco, di un gruppo di 80-100 individui sui versanti soleggiati di Punta Rolle, le condizioni atmosferiche e ambientali avevano infatti reso fin d’ora vani i tentativi di cattura.

 

Figura 1 – Le condizioni meteo create dall’ultima perturbazione hanno favorito l’attività di inanellamento. Ph. Chiara Bettega e Enrico Dorigatti.

 

Finalmente nei giorni scorsi le montagne sono tornate ad imbiancarsi, grazie ad una perturbazione che, pur se di rapido passaggio, ha creato le condizioni ideali per l’attività di inanellamento: la neve non solo ha costretto i fringuelli alpini a cercare fonti di cibo nei pressi del rifugio Capanna Cervino, ma la scarsa visibilità determinata dalla nevicata in atto ha reso le reti praticamente invisibili, facilitando così le catture (fig. 1 e video). E’ stato così possibile inanellare i primi 20 esemplari, per i quali sono state effettuate le misure biometriche standard e prelevati campioni di piume per le successive analisi genetiche volte a determinare con certezza il sesso. Gli individui sono stati poi marcati con un anello metallico sulla zampa destra, con un codice alfanumerico unico che permette di identificare l’individuo e lo Stato in cui è stato catturato, mentre sulla zampa sinistra è stato poi apposto un anello in PVC, di colore bianco con tre lettere rosse (foto 2, immagine centrale di destra). Questo tipo di anello, facilmente distinguibile ad occhio nudo e di più facile lettura con un binocolo o da immagini fotografiche rispetto a quello metallico, viene utilizzato nell’ambito di particolari progetti di ricerca e monitoraggio.
Nel caso del fringuello alpino, il progetto del MUSE (in collaborazione con il Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino) si inserisce nel monitoraggio europeo della specie, per il quale ogni popolazione può essere facilmente identificata da una determinata combinazione di colori. Ad esempio, la popolazione monitorata sul Gran Sasso è marcata con anelli in PVC bianchi con caratteri neri, mentre in Svizzera vengono utilizzati anelli rossi con caratteri bianchi e così via (fig. 2). Maggiori informazioni sul progetto anelli colorati sono consultabili a questo link: https://snowfinch.eu/colored-ring-projects-in-europe/. Gli individui così marcati saranno facilmente identificabili durante tutto l’anno non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da coloro che frequentano la montagna nel tempo libero, che potranno trasmettere le loro osservazioni ai responsabili del progetto e contribuire così sia al monitoraggio della popolazione che a migliorare le conoscenze sull’ecologia e biologia della specie.

 

Figura 2 – Alcuni esempi degli anelli colorati utilizzati nelle diverse popolazioni europee (fonte: www.snowfinch.eu)

 


Cosa puoi fare se hai visto un fringuello alpino?

Per prima cosa, sapere di aver visto effettivamente un fringuello alpino.

Il fringuello alpino è un piccolo uccello che frequenta le montagne, dalle praterie alpine fino alle pareti rocciose, durante tutto l’anno. Da chi vive e lavora nei rifugi alpini è conosciuto anche come uccellino della neve, per la tendenza a farsi vedere nei loro dintorni soprattutto prima e durante le nevicate. E’ caratterizzato da un piumaggio – senza distinzioni di sesso o età – marrone sul dorso, grigio sul capo e bianco sul petto, con striature bianche e marrone molto scuro su ala e coda (foto 3). Queste striature diventano vere e proprie macchie di colore dal forte contrasto quando vola, rendendolo facilmente identificabile. Il becco è generalmente giallo-arancione in inverno e nei piccoli appena usciti dal nido, mentre durante la stagione riproduttiva gli adulti si distinguono per il becco nero o quasi nero (foto 3). In inverno è frequente osservarlo in gruppi a volte anche consistenti, mentre durante la stagione riproduttiva si muove da solo, in coppia o, verso tarda estate, in piccoli gruppi famigliari.

Racconta la tua osservazione

Scrivi a chiara.bettega@muse.it. Cerca di fornire più informazioni possibili nella tua osservazione: data e luogo (essenziali), numero di individui osservati, comportamento (in alimentazione o in volo), nonché presenza o meno di anello. In caso di individuo inanellato, prova a identificare il colore dell’anello ed eventualmente il codice riportato. Fotografie degli individui osservati – anche scattate con cellulare – sono più che apprezzate!

Figura 3 – Fringuello alpino durante l’inverno (sx) e durante la stagione riproduttiva (dx). Ph. Chiara Bettega

 


Il video – Il momento del rilascio di un esemplare dopo l’inanellamento